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10/08/2017 - «Il 2017 è sicuramente una stagione difficile per la frutta, ma non solo - afferma Misirocchi della Cia di Ravenna - Anche oggi 10 agosto ci troviamo a verificare le conseguenze della violenta pioggia e delle forti raffiche di vento del temporale del primo pomeriggio. Le condizioni climatiche hanno messo a dura prova la nostra produzione, acuendo problematiche esistenti anche a prescindere da esse...

Vero è che le alte temperature hanno portato a maturazione in anticipo pesche, albicocche, prugne e i nostri prodotti sono andati in sovrapposizione con quelli in arrivo da Spagna, Grecia e Sud Italia. Purtroppo a causa della siccità alcuni frutti sono di piccola pezzatura. Il caldo ha però sostenuto i consumi, la fase della sovrapposizione è ormai superata e noi assicuriamo ancora produzioni di qualità. Eppure la frutta estiva - pesche e nettarine in primis, ma anche meloni e cocomeri - non viene pagata adeguatamente, con prezzi al di sotto dei costi produttivi».

Siamo al punto di partenza. «È chiaro che ci sono manovre speculative che vanno oltre queste considerazioni - sostiene Misirocchi - Inoltre, non si può nemmeno attribuire solo all’embargo russo e a competitori come la Turchia, che produce a costi inferiori dei nostri, un mercato con quotazioni che si avvicinano ai minimi storici».

Da anni, specifica Misirocchi, la Cia suggerisce l’adozione di strumenti che consentirebbero di evitare o mitigare queste situazioni ricorrenti di crisi, per avere buoni risultati e non delle perdite. Per questo l’importanza del catasto è fondamentale. «Siamo a conoscenza solo del 30% del catasto, ma occorre avere un quadro completo suddiviso per varietà, quantità, superficie e fascia temporale per fare programmazione. È necessario fare ciò non solo a livello nazionale, ma europeo in particolare per le pesche e nettarine dal momento che abbiamo produzioni spagnole, francesi e greche. Dobbiamo lavorare sulla condivisone della programmazione delle produzioni frutticole e delle strategie commerciali, sull’attivazione, perlomeno a livello sperimentale, dei fondi mutualistici o delle polizze ricavi», precisa Misirocchi e aggiunge: «L’organismo interprofessionale avrebbe tutte le caratteristiche e le potenzialità per governare le regole produttive, commerciali e di immissione al mercato se solo tutti i soggetti che ne fanno parte vi partecipassero e operassero per gli scopi fondanti, e non per questione di facciata o perché non possono starne fuori. Purtroppo non si è mai trovata comunità d’intenti per motivi comprensibili dal punto di vista degli interessi economici di qualche parte - conclude il presidente della Cia Ravenna Misirocchi - inconcepibili se si vuol veramente costruire una filiera forte, sicura, di qualità: su questi temi, da una politica attenta, ci si aspetterebbe maggior impegno».

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